500 certificazioni e diplomi sospetti scoperti in diverse procure italiane, tra cui Brescia, Verona, Venezia e Como, venduti in Campania, ma utilizzati in tutt’italia. La banda dei titoli di formazione falsi ha portato ad arresti e perquisizioni, condanne di docenti e restituzione delle somme. Coinvolto anche centri di vendita punti e diplomi non campani. Le modalità solite, online. Tutti docenti comprano tutto e poi tutti bocciati ai concorsi docenti che non vogliono. Più punti, più compri.  Ricoridamo i punti comprati non valgono negli elenchi regionali idonei e nelle prove di concorso. In tutta Italia, i bacini principali dell’illecito hanno lo scopo di prendere supplenze al posto di altri, e di spingere per il doppio canale di reclutamento in modo che ignoranti e compratori possano ottenere il ruolo e diventare docenti “a botta di pezzi di carta comprati” (vergogna e modello solo italiano in Europa). Titoli comprati e falsi attestati tutto lo sanno, ora la magistratura inizia a muoversi. Nuovo concorso docenti i compratori di punti in GPS non lo vogliono! I punti nel GPS sono comprati, i centri rilascia pezzi di carta sono ovunque, spesso trovano intermediazione dai sindacalisti. Sul quadro complessivo gravano infine le verifiche della Corte dei Conti, chiamata a quantificare il danno d’immagine arrecato alle istituzioni scolastiche pubnbliche e all’affidabilità delle procedure di reclutamento. La notizia è stata riportata da autorevoli fonti come Informascuola, ScuolaINFORMA ed altre testate specializzate. Vendono di tutto, tutti. Docenti che non sanno parlare italiano, risultano aver comprato C1 e  C2 madre lingua di inglese, poi comprano CLIL alle scuole di mediazione linguistiche o ad università online, comprano specializzazioni estere in Romania e Spagna e tutto lo sanno, nonostante inchieste di Report. La complicità della politica è chiara ed evidente.

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Vedi la lista dei centri vendi punti. Informati. Condividi con la collega che ha comprato CLIL, attestati informatica, punti a vario titoli venduti.

La compravendita di attestati non validi, acquistati tramite intermediari con somme fino a 4.000 euro, ha consentito ad aspiranti docenti e personale amministrativo di scavalcare illecitamente le graduatorie per ottenere supplenze e contratti a tempo indeterminato, estendendosi anche alle cattedre di sostegno. L’indagine originaria, che vedeva coinvolti circa 70 soggetti, sta proseguendo ora con ulteriori filoni stralcio e procedimenti connessi, anche dopo le prime confessione dei docenti compratori. Confessano, patteggiano, e vanno avanti. Prime pene patteggiate ed ammesse dai docenti. Diciotto persone coinvolte hanno scelto la strada del patteggiamento, concordando pene comprese tra uno e due anni di reclusione, le altre rischiano pene più gravi.

⚖️ L’Azione della Magistratura e le Conseguenze

I controlli incrociati avviati dalle Procure e dagli Uffici Scolastici Regionali (USR) mirano a individuare i “compratori di punti”, portando a:

Depennamento immediato dalle graduatorie scolastiche.
Licenziamento per giusta causa in caso di contratti di supplenza già stipulati.
Denuncia penale per truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità materiale

 

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Diplomi falsi per ottenere supplenze e assunzioni: scattano licenziamenti e restituzioni degli stipendi

Le ricadute amministrative e lavorative della vicenda si sono tradotte nei primi provvedimenti d’espulsione dal sistema scolastico statale. Per 12 lavoratori residenti nell’Agro nocerino sarnese è scattato il licenziamento definitivo. La magistratura civile, inoltre, ha stabilito l’obbligo di restituire integralmente i compensi percepiti durante gli anni di servizio svolti in assenza dei requisiti di legge, applicando la regola per cui il difetto del titolo d’accesso inficia la validità del rapporto d’impiego pubblico. L’azione disciplinare e di controllo trova riscontro nell’intervento del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha disposto la revoca della parità scolastica a sei istituti privati operanti tra Nocera Inferiore e Pagani per il mancato rispetto degli standard legislativi.

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I risvolti penali della vicenda e le posizioni degli imputati coinvolti.

Per quanto riguarda, invece, i risvolti penali della vicenda, una prima tranche del procedimento incardinata presso il Tribunale di Nocera Inferiore si è conclusa prima della pausa estiva con la definizione delle posizioni di 40 imputati. Diciotto persone coinvolte hanno scelto la strada del patteggiamento, e confessando la rete e facendo i nomi, dei colleghi e dei venditori, concordando pene comprese tra uno e due anni di reclusione, mentre per altri 23 indagati è stato disposto il rinvio a giudizio in dibattimento ordinario a seguito del superamento di alcuni vizi di notifica. Gli imputati chiamati a rispondere dei reati contestati presentano un’età compresa tra 40 e 45 anni e risultano residenti nei comuni di Nocera Inferiore, Pagani, Angri, Sarno, San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio.

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